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Legittimità e verità, un breve appunto.

lunedì, gennaio 12th, 2009

Domenica 11/1/2009

Breve appunto su Eluana.

LEGITTIMITÀ E VERITÀ.

La faziosità è predisposizione dello spirito a cercarsi in ogni modo un “nemico”: essa non cerca la verità, appunto, ma la vittoria.

Pierangelo Sequeri

Per coloro che non vogliono la vittoria.

Quel che non sopporto è il dialogo fra sordi, continuamente riproposto dai media.

Occorre che qualcuno distingua chiaramente il piano della legittimità da quello della verità. I due piani sono in qualche modo paralleli, difficile da accostare al finito. La legittimità ha riconosciuti e condivisi criteri sociali, ad esempio quello della maggioranza, e criteri personali, primo fra tutti la libertà della coscienza, ammesso in radice dai laici come dai cattolici. Sul piano della legittimità non penso vi siano divisioni incolmabili ma solo incomprensioni, dovute appunto alla confusione che si fa con il piano della verità.

I criteri di legittimità non sono criteri di verità, sia a livello sociale sia a livello personale: né la maggioranza né la determinazione della coscienza (da presupporre libera ed in buona fede) sono criteri di verità. Non lo sono sia nel senso che non individuano il vero, sia nel senso che non possono escluderlo in radice. In particolare, è legittimo non voler fare esplicito riferimento al vero e rifugiarsi nelle legittimità: la ricerca della verità non può essere imposta come dovere, civico e personale, anche se è patrimonio comune riconoscere comunque il diritto ad essa.

Da questo punto in poi nascono la divisioni fra laici e cattolici, di solito. Di fatto i primi non intendono riferirsi al piano della verità o, comunque intendono liberare il piano del diritto da ogni influenza della verità, con la giustificazione che la verità non è posseduta di nessuno (il che è vero) e che quindi l’introdurla sul piano del diritto diviene fonte ineludibile di violenza (il che non è scontato). Una simile affermazione, per altro, appare più come una estrapolazione della legittimità nel campo della verità, quasi una ingerenza, anche se avanzata di solito in nome di una generica tolleranza. La posizione dei cattolici e del pensiero classico è meno categorica sui rapporti fra città e verità. Sui rapporti fra coscienza e verità si gioca addirittura l’intero destino del sapere, in ogni tempo e di ogni tipo, ed è quindi ancor meno opportuno essere scontati.

Ma basterebbe incontrarsi fino alla distinzione ricordata. I rapporti del piano della verità con quello della legittimità sono, come detto, il cuore del dibattito culturale e filosofico attuale e, se vogliamo, di sempre: non possiamo quindi certo affrontarlo in questa osservazione minima. Ma, soffermarci sulla distinzione citata può essere utile se non ad iniziare il dialogo almeno a rendere meno spiacevole la conversazione. Un buon inizio per andare avanti, con i tempi che corrono.