Una frase antica ma sempre nuova.
Treviso 17/10/2009
Talk show, editorialisti e uomini politici.
“Il criterio di maggioranza è un criterio di legittimità, non un criterio di verità” (*).
Chi ha la maggioranza quindi esercita legittimamente il potere per il quale è stato votato. Punto.
Ma è un errore richiamare a sostegno di un argomento o di un soggetto (politico) il fatto che i consensi superino i dissensi. Farlo significa negare scopo e validità in partenza alla stessa discussione in atto! Quando si discute, infatti, si cerca la verità di un argomento e/o la “coerenza di un soggetto” e non la legittimità di una asserzione a valere quale legge o di un soggetto a esercitare un potere. Gli esponenti o i sostenitori della maggioranza, al limite, possono non partecipare alla discussione, ma se vi partecipano seriamente non possono portare la superiorità numerica a sostegno della loro tesi.
Un riferimento particolare deve andare in proposito alla solita affermazione degli esponenti della maggioranza e dei suoi più o meno consapevoli sostenitori: “ma quelli che lo hanno votato sono forse stupidi?”, che vorrebbe dare ad intendere appunto che alla maggioranza è assicurata la verità. E’ un artificio retorico molto abile. Ed è anche sleale poiché sfida la minoranza ad affermare pubblicamente che la maggioranza dei votanti è, in qualche modo, stupida o in mala fede. Minoranza che appare a sua volta davvero sprovveduta, incapace di ribattere l’ovvio: “e allora sono stupidi o in mala fede quelli della minoranza?”.
La numerosità dei consensi non è criterio di verità e nessuna parte di una popolazione può risultare giudicata in questo modo. Al contrario è possibile, se non mancano competenza, coraggio e amore per la verità – o più modestamente per la ricerca della verità, che non è pegno né ostaggio di nessuno – giudicare (in base alla verità, prima ancora che moralmente) anche il popolo. La verità non è mai serva. Senza impegno verso la verità e verso il bene (comune in particolare) si ha solo legittimità ma non verità e bene (comune) e quindi non si ha nemmeno democrazia; poiché non si ha un vero popolo (demos), è illusoria infatti anche la legittimazione del potere (kratos) che dal popolo deriva.
E qui mi fermo, poiché sul rapporto fra democrazia, verità e bene vi sono almeno 25 secoli di sapere alto nell’occidente, che ai giorni nostri appare come definitivamente perduto in quasi tutti i luoghi del dibattito pubblico, che specie in Italia appare orfano di competenza ancor prima che di autorevolezza morale.
(*) L’affermazione di base la devo alla buona e sapiente anima di don Piero Scapin. L’argomentazione che ne traggo mi appare semplice. Antonio De Chirico