Un passo avanti, per non fermarsi alla sola legittimità.
Treviso 27/1/2009
“UN AMBITO FONDAMENTALE DELLA VITA”
UN’ALTRA PREMESSA.
“Per l’essere umano il rapporto personale e fisico è un ambito fondamentale della vita, in cui soprattutto la gioventù deve imparare ad orientarsi. [...] Molte grandi decisioni coinvolgono questioni di sessualità matrimonio o celibato. Vi è un che di tragico nel fatto che la Chiesa si sia tanto allontanata da chi ne è interessato e cerca risposte” – “Conversazioni notturne a Gerusalemme” C.M. Martini – G. Sporschill. Mondadori – pag. 91.
“Se il mondo si sente straniero al cristianesimo, il cristianesimo non si sente straniero al mondo”. Paolo VI
Su temi come la sessualità, l’origine della vita e la sua fine, una gran parte del mondo interroga o, almeno, provoca la Chiesa. Tali atteggiamenti non sempre sono una chiara intenzione di incontro ma in alcuni casi denotano o almeno tradiscono considerazione per la Chiesa, un tentativo forse inconsapevole di cercare insieme un po’ di luce, di farsi compagnia su tali argomenti. Quarant’anni fa le cose non andavano in questo modo: non si chiedeva mai il parere della Chiesa e di norma si bollava sommariamente come oscurantista la sua posizione.
Cosa sembra dire il cardinale Martini? Sembra dire alla Chiesa di non allontanarsi dal mondo e ai suoi incerti interlocutori di farsi tali in modo consapevole, dichiarato. Semplifico, sperando di non banalizzare: Non chiedete alla Chiesa un “lasciapassare”, una “ricetta”, un “permesso”, un “pass”. Non lo può dare, in questo come in ogni altro ambito fondamentale della vita, che non è mai luogo delle ricette, di semplici definizioni. Non che si debba rifuggire l’oggettività ma nemmeno la si deve pretendere a buon mercato.
Si sta parlando della sessualità umana. Umana. Se era semplicistico assegnare alla sessualità umana il solo scopo di conservare la specie, come ancora si diceva nelle catechesi di 50 anni fa, certo non è possibile parlarne seriamente rinchiudendola nei ristretti ambiti della fisiologia, della sociologia, della psicologia, delle cosiddette scienze umane in genere.
La Chiesa, la teologia in particolare negli ultimi decenni, ne parla con competenza, all’interno di una visione religiosa del mondo, spesso all’interno di un itinerario di fede. Chiunque possa accostarsi con queste premesse all’argomento trova modo di approfondire, se mette in conto un po’ di fatica per orientarsi nel complesso e variegato mondo della ricerca teologica. Ma certo, ripeto, non sarà la teologia a parlare della sessualità senza riferirsi ad una precisa visione dell’umano. Essere cristiani non esime dall’essere uomini ma, sia detto con franchezza, nemmeno preclude ad esserlo.
Non si può parlare, ripeto ancora, della sessualità al di fuori di una prospettata visione del mondo e dell’uomo. Ognuno deve quindi mettere in gioco, arrischiare, dichiarare la sua propria visione del mondo e dell’uomo. Fingere il riferimento a tale visione, come a qualcosa di scontato, è un atteggiamento almeno ingenuo e superficiale, quando non è volutamente fazioso, da ciascuna delle parti.
Tutto questo andrebbe ribadito con fermezza, ogni volta che si comincia a parlare, sia per definire la posizione di chi interroga la Chiesa sia per evitare che la Chiesa abbandoni di fatto la questione, come spesso accade quando si limita alla semplice argomentazione sui “principi non negoziabili”. In questo modo, con diverse responsabilità, si sancisce la distanza da entrambi i lati, con buona pace delle buone intenzioni. Il nostro parlare non va da nessuna parte senza il sincero desiderio di accompagnarsi anche nella via, nella vita, nella storia di coloro ai quali rivolgiamo la parola. Nessuno che si accompagni da solo alla verità.