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UN NUOVO SENSO DEL DOVERE

lunedì, marzo 8th, 2010

Treviso 8 Marzo 2010

RICOSTRUZIONE

Incollata sul frigo una frase copiata anni fa in una scuola di campagna:

“Questo paese non si salverà e la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere”.

Aldo Moro.

(Alla fonte … della verità. Ovvero … quel che ti è dato da mamma e papà …) (pensieri raccolti il 20/5/2000)

“Il disconoscimento della verità è sempre cosa pericolosa; noi abbiamo bisogno di verità, di conoscerci e di conoscere gli altri.

E, si noti, non le cose notevoli che altri fanno, quelle che sono passate e passeranno alla storia, ma le cose più minute più semplici, il patrimonio della cultura, della moralità, delle intuizioni della vita, gli aspetti caratteristici della mentalità, il senso del dolore e della gioia ed il modo tipico di reagire ad essi; quel che costituisce l’anima di un popolo ed è, spesso, giorno dopo giorno, nella vita quotidiana. Di queste cose minute ed essenziali noi dobbiamo arricchirci; questi sono gli strumenti della nostra educazione.

Si può esplicare attività modesta quanto si vuole, ma senza di essa la vita, nella sua complessità, non può essere; quella modesta attività si presenta nobilissima, come un fuoco nel quale insospettatamente si raccoglie tutta la luce della vita.”

Aldo Moro.

°°°

Un nuovo senso del dovere. Si tratta, penso, soprattutto del dovere civico anche se, come si rileva dalle parole dello stesso Moro nel secondo pensiero riportato, non esiste reale discontinuità fra vita privata, familiare, e comportamento pubblico, se non si mente a se stessi, prima che agli altri.

Dovere civico, un nuovo senso del dovere. Forse rinnovato più che nuovo, un modo nuovo di partecipare alla vita pubblica, richiesto dalle novità del tempo.

Penso che l’attuale eclissi – non voglio parlare di perdita, di definitivo degrado – del senso del dovere sia cominciato in Italia subito dopo gli anni della ricostruzione e del primo sviluppo. Proprio, come denuncia Moro, con la stagione in cui sono apparsi i diritti e le libertà. Le rivendicazioni sono emerse ma i compiti che ponevano non sono stati sufficientemente riconosciuti ed affrontati. Gli interessi delle parti, la deriva ideologica delle diverse visioni del futuro, e la mancanza di coraggio di coloro che si ritrovavano in posizioni di guida, hanno condotto anche la popolazione più attenta alla vita sociale, ad una visione sostanzialmente edonistica dell’impegno civico, che ha condotto ben presto al rifugio nel privato (il cosiddetto riflusso). Edonistica almeno nel senso di pensare che l’impegno civico potesse essere limitato alla discussione, alla semplice presentazione di ragioni e poco altro. Le classi più colte si sono mostrate civicamente più incolte in proposito, e quelle incolte alla fine si sono trovare sole a sostenere la vita politica, finché è venuta loro a mancare ogni forma di racconto, di rappresentazione.

Il senso del dovere, là dove è rimasto vivo, si è rinchiuso nel privato. Nei rapporti familiari, nello studio, nel lavoro. Serio è rimasto il rispetto in casa, lo studio per affrontare il lavoro e permettersi il benessere, il rapporto di lavoro fondato sulla remunerazione: “ti pago e quindi devi servire al mio scopo”, “produco e quindi mi paghi”, il tutto lealmente e onestamente persino, nei casi migliori.

Che tutto ciò potesse essere sufficiente a produrre la città, la vita comune, era l’incongrua convinzione dei semplici, sostenuta in modo sottilmente implicito dal pensiero cattolico, che sperava in tal modo nel rapido oblio del pensiero marxista, e retoricamente dalla visione liberale riemergente, dilagata nel liberismo dopo “l’89”. Il pensiero marxista classico ha semplicemente avversato una tale posizione, senza prendere atto dei limiti della sua visione antropologica, prima ancora di quella politica, sebbene la sua critica al dilagare del liberismo sia stata più tempestiva e centrata dei profeti postumi emersi dopo l’attuale crisi del ”finanziarismo”. La sinistra riformista da questo punto di vista è di là da venire e, osservando il suo concreto operare, poco convinta di un suo effettivo futuro: distinguersi soltanto non è servito mai a nulla e nessuno. Il pensiero cattolico non ha ancora coscienza del ruolo civico che la situazione e i tempi esigono dalle sue ”potenzialità”, che restano ancora soltanto evocate. Anche per i cattolici il limitarsi alla mera distinzione – diciamo fra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio – ed al richiamo dottrinale non serve più delle distinzioni operate dalla sinistra riformista.

Quindi il nuovo senso del dovere (civico) non è nato. I semi di questa pianta sempre esile nella storia dei popoli ed in particolare nella nostra terra, sono andati dispersi, soprattutto dalla nostra generazione del dopo guerra, incapace ora di indicare il futuro che i nostri figli, coerentemente, neppure mettono in conto.

Questo è quanto. Farla meno critica e addolcirla con speranze retoricamente evocate serve solo ad incancrenire il degrado civico, al definitivo oblio della politica. Per affrontarlo è necessario prendere coscienza della necessità di una nuova ricostruzione. Più impegnativa per il pensiero e per i comportamenti di quella miracolosamente operata alla fine dell’ultima guerra, ormai smarrita se non addirittura persa, come mostrano i richiami sempre più frequenti, generici, interessati e, infine, retorici alla Costituzione.

Una ricostruzione è possibile  e resta il solo racconto serio, e quindi l’esercizio effettivo, della speranza, che forse non abbiamo ancora perduto.